A Napoli è
più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un
napoletano entrare nel Regno dei Cieli
I
contenuti di questo documento sono alquanto raccapriccianti e non sono
intesi ad offendere il popolo napoletano (poiché anch’io sono
napoletano) ma solo a dare una idea di quale possa il grado di sfacelo
in cui l’Essere spirituale è caduto rimanendo addormentato innanzi a
situazioni catastrofiche. C’è un limite al sentirsi indegni? Ancora non
lo so!

Comincio col citare un
articolo che ho letto sulla sezione di “Lettere a Corrado Augias” sul
quotidiano "La Repubblica" di giovedì 11 novembre 2004 pagina 18; la
lettera ha per titolo:
La fatica impossibile di vivere a Napoli.
Gentile
Corrado sono un napoletano pentito.
Per
quasi cinquant’anni, ho
creduto in Napoli, nella sua capacità camaleontica di sopravvivere e di
risorgere. Ricordo il Natale del ’75, quando Maurizio Valenzi, sindaco,
pose la prima pietra della metropolitana. Ricordo il rinascimento di
Bassolino; per quattro, cinque anni abbiamo dato colpi di sciabola al
vecchio, alla staticità della politica: il cambiamento era piazza
Plebiscito vuota di macchine tornata ad essere monumento. Poi la
cancrena si è impossessata di un corpo malato dopo il terremoto
dell’80.
Ho un osservatorio privilegiato: il vetro del mio autobus che
guido da 23 anni. Il film che mi passa davanti ogni giorno è un Apocalipse
Now.
L’anarchia e l’illegalità cominciano con il non pagare il biglietto del
bus, a prendere a calci l’autista se si arriva in ritardo. A fare
questo non sono i delinquenti comuni, ma persone piccolo-borghesi,
figli di una società scoppiata. C’è un livellamento verso il basso
della comunità e la mia indignazione consiste nel fatto che non è
possibile che solo pochi di noi se ne siano accorti.
I famosi intellettuali napoletani che vivono tra Roma e Posillipo, che
hanno visto? Perché quando dei ragazzini lanciano “merda” sul loro
futuro (gruppi di ragazzi hanno veramente lanciato sterco sugli autobus
scoperti che fanno la visita guidata dei monumenti) non aprono un
dibattito anche a livello nazionale su questa meravigliosa Bagdad
occidentale da salvare?
Quando
dico ai miei colleghi che le truppe italiane dovrebbero venir via
dall’Iraq per essere inviate a Napoli, nessuno ride, tutti annuiscono
pensosamente.
Napoli
è ormai questo: da un lato i fermenti culturali delle piccole nicchie
cult, con l’offerta culturale per i turisti e i pochi intimi delle aree
piccolo-borghesi dell’intellighenzia social-solidaristica
(se
vuole non medio con i termini e dico semplicemente la sinistra) e,
dall’altra, la maggioranza “rumorosa”, sottoproletaria e destrorsa, che
applaude ai cento disoccupati che occupano in modo militare ogni giorno
la città, quella che continua a comprare la scheda Sky taroccata,
quella che mette la macchina di traverso in pieno giorno con i vigili
che hanno paura di intervenire perché, se “identificati”, possono
essere aspettati sotto casa e picchiati.
I ragazzini di tredici anni
con il coltello, gli improperi dei centauri con il motorino, gente
anche per bene a cui è schizzato il cervello e che se non ti togli
dalla scia ti tampona e ti dà cazzotti nel vetro della macchina; il
padre con la figlia che va a vendicare il furto del motorino sparando
al ladro, finendolo a terra con il colpo di grazia. Allora, eccellente
Augias, mi pento di essere stato napoletano, me ne vado, chiedo asilo
in qualsiasi altra città dove il vivere non sia sopravvivere.
Nell’ipotesi di pubblicazione, non avendo vocazioni suicide, ometta per
cortesia la firma.
Questa
fu la risposta del giornalista Corrado Augias:
Questa
lettera toccante racconta che cosa sia la fatica del vivere in una
città fuori controllo come è diventata Napoli per la pena di tutti i
napoletani per bene; quelli che resistono, quelli che fuggono.
Nessun
commento. La dimensione dello sfacelo supera ogni possibilità di
intervento del cronista.
Intorno al 2003
assistetti al teatro Flegreo di Napoli ad uno spettacolo, dal vivo, del
simpaticissimo Beppe Grillo. Egli esordì dicendo qualche cosa, che già
per la mia coscienza a quell’epoca era terribile e che mi diede
conferma: “
Più sei nel problema, meno riesci a vederlo”;
questa cosa ha anche una sua diretta conseguenza: “
Se lo
riesci a vedere te ne liberi”.
La frase di Beppe Grillo fu:“Solo voi
napoletani potete essere così idioti a rimanere a vivere su un vulcano
che se esplode vi liofilizza tutti”;
si stava riferendo al Vesuvio. Il vulcano nero (esplosivo, non
eruttivo) attivo più pericoloso del mondo per il rischio-popolazione.
Ancora, purtroppo, vidi
con i miei occhi a “Striscia la notizia” il paradosso che nel paese più
in pericolo per la situazione vulcano, San Sebastiano al Vesuvio,
mentre il comune donava 60 milioni di lire per lasciare la propria
casa, consentiva ad altri di affittare le case vuote.
Quando
dico che è più facile per un cammello passare per una cruna di un ago
che per un napoletano entrare nel Regno dei Cieli, non mi riferisco
all’abitante di Napoli, ma a quelle persone, che come i napoletani,
sono seduti su una situazione esplosiva e che non fanno nulla per
cambiare la propria realtà. Credono di essere svegli, mentre sono
ancora lì seduti su un vulcano. Ma perché accade ciò?
Al giorno d’oggi l’etica
è così degradata da non essere più percepita come strumento di recupero
e di rivalsa dell’Essere spirituale. Non si vuole ancora comprendere
che l’anima di ognuno è un registratore che tiene i conti tra le
necessità dello spirito e quello del nostro operato. Quando il livello
di degrado dell’etica diviene particolarmente elevato, l’Essere
spirituale entra in una sorta di assopimento al punto tale di sentirsi
così indegno da non voler più agire per porre rimedio alla propria
situazione. Per questo che lì dove non c’è più speranza, o dove non c’è
più voglia di lottare per vivere, significa che ci sono state troppe
azioni fuori etica.
Quindi, se una persona si sente in colpa (ma può
anche giungere a non sentirsi più tale tanto si è incallita) per non
aver chiesto lo scontrino, per aver buttato carta per terra, per non
essere intervenuto quando era il caso di intervenire, ecco che allora
vede crollare la sua responsabilità nei confronti del sistema in cui si
trova e quindi della vita. Entra in uno stato di oblio, in cui in
maniera nascosta anche alla sua coscienza, l’unico obiettivo è la
morte, lo scomparire dal sistema che lo ospita per non continuare a
fare danni in esso. Spesso queste persone sono molto
logiche,
poiché essendo le persone logiche impegnate su calcoli del passato per
costruire il proprio futuro, sono di fatto assenti dal tempo presente,
l’unico momento in cui si può essere vivi. Quando una persona è così
addormentata
è molto più facile per un
cammello passare attraverso una cruna dell’ago che tentare di
svegliarla.
Ritornando alla mia
città credo che chiunque abbia il benché minimo senso di responsabilità
verso la propria vita, dovrebbe fare la scelta di allontanarsi da una
bomba che se esplode liofilizza tutti. Qui non è questione di fuggire o
di sentirsi vigliacchi; qui si tratta di mettere in salvo il primo
elemento necessario per essere presente in questo universo: il proprio
corpo.
Il Bronx è un quartiere
di una città - New York - che è pericoloso o in mano alla criminalità,
ma terribile a dirsi, Napoli è una città in cui la criminalità non è
delegata in un solo quartiere, ma è profondamente presente nell’intimo
di quasi tutte le cose manifeste: è una città Bronx.
Allora, se è vero
come è vero che la propria anima ti mette nel posto più adatto per te,
il significato del nascere a Napoli potrebbe e dovrebbe essere che i
napoletani, per quanto meravigliosi ed affascinanti siano, sono
cocciuti al punto tale (uso una frase di Edoardo Bennato) che
per
scuotere la gente non bastano i discorsi, ma ci vogliono le bombe...
che li liofilizzano.
Sto parlando del perché
una persona non fa più nulla per risolvere la propria situazione. Sto
parlando di apatia correlata ad indegnità. Indegnità significa, in
definitiva, non meritarselo poiché si sente di aver sbagliato troppo.
Ma continuando a rimanere lì dove si è si continua ad essere in dispari
con la vita. Errare è umano, continuare ad essere a Napoli è
diabolico...
Ora
una
raccomandazione importantissima: andate a visitare Napoli, una delle
città più belle del mondo e conoscete i napoletani; sono persone di cui
fidarsi e stare insieme a loro allieta la vita. Ma a Napoli andateci da
turisti.
Castel
dell'Ovo e Piazza Plebiscito

Il
Cristo velato nella Cappella di Sansevero

Visione
notturna

Interni
di Palazzo Reale
Arcangelo
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